domanda alla Giunta
Convegno celebrativo dei 25 anni del G8 di Genova
Chiede Pietro Piciocchi Vince Genova. In aula il 28 luglio 2026.
La domanda e la risposta
La domanda«Convegno celebrativo dei 25 anni del G8 di Genova»
«Grazie presidente, grazie consigliere. Penso che sia inutile ribadire che il principio con cui questa giunta e la sindaca – l'ha ricordato lei stesso – e questa amministrazione si siano sempre posti come pratica quotidiana, e non solo come dichiarazione di intenti, quella di tutelare il pluralismo e la libertà d’espressione, nonché il rifiuto di ogni forma di violenza sia fisica che verbale e la difesa del rispetto reciproco come fondamento di una convivenza civile. Non credo che possano esserci dubbi sul fatto che questi siano valori sui quali non abbiamo mai arretrato di un passo: queste modalità sono stata perseguite in ogni modo e proprio per questo motivo non possiamo riconoscerci, né direttamente né indirettamente, di qualsiasi forma di violenza praticata o evocata, a prescindere da quale sia la parte da cui essa proviene. In questi primi mesi di mandato abbiamo cercato di tradurre questo principio in atti pratici che abbiamo messo al centro dell’attività amministrativa, ponendo quindi temi come socialità, pace, diritti, dialogo, rispetto delle persone al centro di un’agenda e anche all'interno di un calendario di eventi facendone un filo conduttore anche delle iniziative promosse nel contesto del 25° anniversario del G8 di Genova: è stato un cartellone molto ricco e che non ha a che fare con il ricordo delle violenze. Credo che tutti possiamo affermare che limitare il G8 al ricordo della violenza voglia dire non tenere conto di quelli che sono i temi che quel tipo di scontro l'hanno causato e che hanno animato un movimento che a distanza di venticinque anni pronosticava cose che stiamo vivendo nel mondo di oggi. Ridurre il G8, come ha detto la sindaca, agli scontri di piazza sarebbe un errore storico e culturale, perché quelle violenze finirono per oscurare un dibattito che invece oggi merita di essere ripreso, soprattutto alla luce delle profonde trasformazioni che il mondo sta vivendo. È per questo che l’amministrazione ha promosso e sostenuto un calendario di mostre fotografiche, incontri pubblici, dibattiti con le testimonianze di chi c’era in quei giorni, ma anche di occasioni di confronto aperto, plurale e democratico. Devo però precisare che tra queste iniziative non rientra quella che lei ha citato e devo anche puntualizzare che non si trattava di un convegno celebrativo dei 25 anni del G8, ma di un’assemblea privata che è stata ospitata da Palazzo Ducale in maniera analoga a quella che è stata ospitata in occasione del ventennale: un evento a cui è stato concesso uno spazio proprio in virtù del pluralismo che lei identificava. In queste otto ore di dibattito si sono susseguiti 50 interventi, così mi è stato riferito dall’organizzazione. Io non c’ero e non ho potuto verificare in prima persona. Lei ha riportato un’espressione dalla quale non faccio fatica, né io né questa amministrazione, a dissociarmi. Anzi, dirò di più: non faccio fatica a condannarla, come del resto ha fatto Palazzo Ducale in una nota espressa dalla loro governance. Sono molto in difficoltà a dire che non si può ripetere, perché sarebbe come esercitare una censura preventiva nei confronti di alcune attività e in qualche modo di chi può parlare o meno in determinati luoghi. Se vengono rispettati i criteri di questa amministrazione non ci sono problemi a concedere gli spazi. Aggiungo che è importante che questa onestà intellettuale, questa dimensione di univoca condanna nei confronti di questi temi, venga poi gestita da tutti i lati: quindi, come è giusto che ci si dissoci da certe affermazioni, questa cosa dovrebbe essere presa in carico da tutte le parti politiche in maniera unilaterale. So che non è un remark da fare a lei, però credo che sia giusto dirlo»
La risposta come la riporta il comunicato di fine seduta, non un verbale.